NOTE BIOGRAFICHE di MARINA CEPEDA FUENTES

Marina Cepeda Fuentes è nata a Siviglia (Spagna) e da anni abita in Italia dove si è sposata e ha avuto una figlia. Architetta specializzata in Restauro dei Monumenti per l'Università di Roma e professoressa di Storia dell'Arte e Disegno, da anni si è dedicata allo studio delle tradizioni popolari e della storia della gastronomia. E' fotografa, scrittrice e giornalista. Scrive di cultura e culinaria su numerose testate spagnole e italiane. Da anni collabora alla Rai come conduttrice e autrice di programmi radiofonici di successo fra cui lo storico Mangiar cantando dal 1985 al 1987, sulle tradizioni gastronomiche italiane; Il Lazio a tavola; I cibi delle feste; La storia a tavola; Un cibo una città; Le ricette della Canicola; L'Italia sconosciuta, un viaggio fra arte, musica, cucina e leggende nelle regioni italiane; La Via Lattea, la storia del pellegrinaggio a Santiago di Compostella (1989, 1990, 1993). Per gli anziani ha ideato e condotto Il tempo ritrovato (1995-96) e "L'asso nella manica" (1999). Per Rai-Giubileo ha condotto I pellegrini, una rubrica sui pellegrinaggi europei a Radiodue (1999-2000); attualmente conduce Le ricette dei pellegrini su Radiouno ogni domenica dopo l'Angelus del Papa; e a partire da metà giugno e per tutta l'estate I luoghi del Giubileo su Radiodue al venerdì mattina. Ha ricevuto diversi premi giornalistici e letterari fra cui il "Premio Tevere" per il volume Bestiario di Roma; il "Premio Internazionale Barbi Colombini" per il programma radiofonico Mangiar cantando; il "Premio alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri"; il "Premio Donna Città di Roma" per il programma radiofonico, diventato poi il libro omonimo, Le tre facce della luna. Nel giugno del 1987 Sua Maestà il re di Spagna le ha concesso la medaglia al merito civile di "Dama del rey Juan Carlos" per i suoi meriti culturali. Recentemente per il volume La cucina dei pellegrini ha avuto il "Premio Orio Vergani" dell'Accademia Italiana della Cucina.

LA CUCINA DEI PELLEGRINI: DA COMPOSTELLA A ROMA 
(ed. Paoline)

Un singolare viaggio di andata e ritorno fra storia, usanze, profumi e sapori nelle antiche vie di pellegrinaggio. 
Con un pratico ricettario dei piatti più tradizionali In Spagna un detto afferma che "con pane e vino si fa il cammino", riferendosi ai poveri pasti che venivano offerti negli ospedali, ospizi, o monasteri alle migliaia di pellegrini che da ogni parte dell'Europa si dirigevano verso uno dei grandi centri della fede cristiana: Santiago di Compostella, nel nord ovest della penisola iberica.
 Accadeva anche lungo le strade che conducevano a Roma e Gerusalemme: tutta la cristianità palpitava intorno ai tre grandi itinerari religiosi e il pellegrino divenne, oltre che il viandante del sacro alla ricerca di Dio, una sorta di "operatore culturale" che, sebbene a volte analfabeta, era in grado di tessere tra città e città, tra paese e paese, un fittissimo ordito di informazioni, conoscenze ed esperienze. 
Quell'uomo viator che dai primi anni del Medioevo ha percorso a piedi i sentieri europei, si accontentava di ciò che gli veniva offerto negli ospizi e monasteri: pane, vino e umili minestre di erbe e cereali.
Ma qualche volta cucinava all'aperto, insieme con altri compagni di viaggio, pesci di fiume, uccelli o lepri selvatiche.
Altre, quando le possibilità economiche glielo permettevano, aveva occasione di assaggiare nelle locande i piatti tradizionali dei luoghi visitati.
Quando tornava nella sua terra d'origine, portava con sé ricette che sicuramente rielaborava con i prodotti locali. In questo modo sono spuntate in tutt'Europa una lunga serie di pietanze simili, preparate con infinite varianti, ed è nata una vera e propria "cucina dei pellegrini" dell'occidente europeo.
Marina Cepeda Fuentes narra per la prima volta in questo libro la sua storia e le curiosità e le leggende che ne sono scaturite, seguendo quelle antiche vie che univano gli europei a Compostella a Roma e a Gerusalemme e che ora, per la celebrazione dell'ultimo Giubileo del secolo, una folla di "viandanti della fede" percorrerà di nuovo.
 La cucina dei pellegrini è un libro unico nel suo settore, sicché non si può confrontare ad altre opere. In ogni modo l'originalità dell'opera consiste soprattutto nel fatto che per la prima volta sono riuniti in un volume i pochi dati esistenti sulle modalità con cui si nutrivano i milioni di pellegrini che per secoli hanno percorso le grandi vie europee di pellegrinaggio verso i due grandi centri dell'occidente cristiano: Roma e Compostella. Il pane e il vino, cibi eucaristici, sono alla base di quell'alimentazione, molte volte già regolamentata dai vari Ordini religiosi e cavallereschi che custodivano le strade ed erano al servizio del viandante in tutt'Europa, come i benedettini, i monaci del Cluny o i cavalieri dell'Altopascio: umili minestre di pancotto ed erbe, polente di cereali e legumi e, nelle festività, uova, un po' di carne o di pesce e semplici dolciumi.
Ma nelle taverne e locande a pagamento i pellegrini più abbienti potevano degustare piatti della cucina tradizionali che poi tentavano di rielaborare tornando a casa.
L'autrice, esperta di storia della gastronomia, ha ricostruito l'origine "pellegrino" di alcune pietanze ritrovate lungo quegli antichi tracciati della fede sottolineando come la tanto ambita meta dell'Europa unita fosse già stata raggiunta tanti secoli fa grazie al flusso continuo dei pellegrini, anche a tavola.