È in corso ad Asti, fino al 20 ottobre la mostra antologica sull’arte di Carlo Carosso (1953 – 2007), che celebra, nell’ambito della Douja d’Or, l’opera e il genio dell’artista dei “Bacchi”.

Oltre 100 opere sono esposte per l’occasione a Palazzo Mazzetti, e alcune di esse provengono dall’archivio della famiglia Bava.

In una lunga stagione di amicizia e collaborazione infatti, la storia di Carosso si è intrecciata con quella dei Bava, e di Roberto in particolare, su diversi progetti che legavano l’arte al vino, alla cucina e alla convivialità.

Via Camagni 3 ad Asti – ricorda Roberto Bava –, indirizzo di residenza di Carosso, era un luogo di incontro e di appassionate discussioni, sempre accompagnate da calici di buona Barbera. Un salotto culturale a tutti gli effetti, dove artisti, galleristi e produttori di vino dialogavano insieme su tanti temi, a partire dal grande rinascimento della cultura greca di quegli anni,  con il punto di vista prezioso offerto da Carosso”.

Nato e cresciuto tra le colline del Monferrato, Carosso portava con sé un’inconfondibile impronta, l’influsso della cultura greca, eredità materna, che ha inciso significativamente sul suo percorso umano e artistico.

Carosso aveva un segno tutto suo – prosegue Roberto Bava – che si traduceva in un minimalismo mediterraneo iconico e riconoscibile, forte di potenti richiami alla classicità greca: dal capitello al gufo, dalla dea al Bacco”.

Mettendo insieme questi amori, questo immaginario e il suo tessuto di relazioni sul territorio, diede vita a un progetto inedito, firmando, con le sue etichette d’autore, la più importante collezione di vini pregiati di Monferrato e Langhe, una delle più ampie e prestigiose d’Italia, i “Bacchi di Carlo Carosso”, che dopo essere stati presentati al Centro Navigli di Milano nel settembre del 1990, sono stati esposti ad Asti, nel dicembre 1990, nel foyer del Teatro Alfleri e a Palazzo Ottolenghi, in occasione della Douja d’Or del 2006; ad Acqui Terme, nell’autunno del 1991, presso l’Enoteca regionale di Palazzo Robellini; a Siena, presso l’Enoteca Italiana, nel giugno 1993, in occasione della XXVII edizione della “Settimana dei vini” e al Castello di Cortanze (AT), nel settembre 2000. In quest’ultima occasione, oltre al catalogo della mostra “DiVINità e sogno”, con un testo del giornalista RAI Carlo Cerrato, è uscito anche un volume dell’editore Gribaudo, intitolato “I bacchi astiglani. Le etichette di Carlo Carosso”,

Tra i prestiti della collezione Bava alla mostra, l’etichetta della nostra Malvasia di Castelnuovo don Bosco e la prima etichetta del Primosecolo Giulio Cocchi, nel 1991, un brut dedicato al centenario dalla fondazione dell’azienda astigiana di spumanti e vermouth.

È poi esposta una finestra orizzontale con tre opere a colori dedicata alla cerca notturna del tartufo, “Trittico del Tartufo”, che venne commissionata dalla famiglia all’artista e fu utilizzata nel novembre del 2020 per un memorabile Gala Dinner al Four Season di Istanbul, dedicato al pairing tra i vini Bava e le preparazioni al Tartufo Bianco; in una diverso punto del percorso si trova una finestra verticale con opere a sei colori datata 1991.

Non mancano ricordi personali, fotografie che rievocano l’edizione da parte di Casa Brina, la cascina culturale della famiglia Bava, di un libro di poesie di Francesco Antonio Lepore con illustrazioni originali di Carosso. “Cercando la prima vera”, febbraio 1992, a cui si collega anche la locandina del recital “Il demone della purezza”, dal titolo di una delle poesie, portato in scena ad Asti Teatro 14

L’esposizione si può visitare tutti i giorni, dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00) fino 20 ottobre 2024, presso Palazzo Mazzetti in Corso Alfieri 357, ad Asti.